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Articolo del 2003, Febbraio

Edilizia: rischio di emarginalizzazione

Autore: Damiano Romeo, amministratore unico della Romeo Srl

In passato nell’individuare le cause degli incidenti, gli esperti hanno generalmente imputato l’alto numero di infortuni mortali alla concomitanza di una serie di fattori, tra i quali:

  • condizioni specifiche di rischi del cantiere (carenza di opere provvisionali, ecc.);
  • orario di lavoro prolungato (mediamente in estate si lavora 10 - 11 ore al giorno);
  • stanchezza fisica (le attività proseguono in modo ininterrotto dall’inizio dell’anno);
  • caldo eccessivo (lavoro all’aperto sotto l’irradiamento solare);
  • insufficiente formazione ed informazione dei lavoratori.

In molte realtà urbane tra cui Milano si è verificato un’impennata degli infortuni mortali, nel periodo dicembre 2002 - gennaio 2003 (in 40 giorni di calendario, escludendo le feste le giornate lavorative possono essere stimate in circa 20 giorni) si sono verificati (in tutto il settore industriale) ben n. 9 incidenti mortali, oltre ad una serie di infortuni gravi.
Analizzando le cause degli ultimi infortuni gravi e mortali si scopre che, generalmente, essi sono avvenuti non per cause imprevedibili, ma spesso per situazioni di rischio che una preventiva ed attenta analisi poteva individuare e gestire in modo corretto, evitando quindi l’accadimento degli infortuni stessi, generalmente gli infortuni accaduti sono stati:

  • Caduta dall’alto, da coperture e ponteggi;
  • Schiacciamento all’interno di macchine o in parti di queste;
  • Schiacciamento provocato dal ribaltamento di macchine;
  • Caduta dall’alto di materiali e cose;
  • Elettrocuzione e folgorazione per presenza di linee elettriche interferenti.

Che cosa dunque sta succedendo? Perché in questo periodo si verifica un incremento infortunistico? Perché molti di questi infortuni sono mortali?

Un’analisi attenta del settore delle costruzioni e delle sue dinamiche ci possono aiutare ad individuare almeno parzialmente alcune delle cause che stanno portando all’aumento degli infortuni.
In assenza di un intervento delle parti politiche e sociali coadiuvati dai tecnici del settore, nel futuro molto probabilmente continueranno a far incrementare gli infortuni.
Tra le cause che concorrono alla crescita degli infortuni possiamo citare:

  • Riduzione dei tempi di esecuzione dei lavori mediante la contrazione delle fasi di lavoro e la sovrapposizione di più lavorazioni;
  • Riduzione dei costi della costruzione (con conseguente uso di opere provvisionali spesso obsolete);
  • Lavoro in condizioni climatiche avverse (in presenza di gelo, in presenza di pioggia, ecc.);
  • Uso di mano d’opera sempre più dequalificata (a volte si tratta di lavoratori extracomunitari che non conoscono la lingua italiana ed i rischi del mestiere);
  • Aumento del subappalto a cascata (con conseguente incremento della polverizzazione aziendale e dei bisogni di coordinamento all’interno del cantiere).

Le condizioni citate portano alla deresponsabilizzazione sociale dei committenti (in controtendenza del dettato del D. Lgs. 494/96) ciò avviene in quanto i principali obiettivi che i committenti si prefiggono sono quasi esclusivamente produttivi (riduzione dei tempi di esecuzione, riduzione dei costi, ecc.).
Da qui si creano le situazioni per le quali nei fatti costringono indirettamente le imprese a lavorare in condizioni spesso impossibili. Gli appaltatori operano in presenza di rischi molto gravi ad esempio:

  • casi nei quali di lavora su carpenteria metalliche in presenza di gelo dove il rischio di scivolamento e caduta nel vuoto è altissimi;
  • armature di carpenteria in legno in presenza di gelo e/o pioggia;
  • montaggio di ponteggi sotto la pioggia battente con il conseguente rischio di caduta dall’alto.

Una breve sintesi riassuntiva sulle conseguenze di questa scelta politica è proposta nella tabella alleata A1.
La sicurezza per essere attuata sulla base dei principi di cui all’art. 3 del D. Lgs. 626/94 ha bisogno di una volontà politica (da parte dei committenti) che può essere cosi riassunta:

  • responsabilità sociale del committente nel progettare un opera che tenga conto dei bisogni di sicurezza, durante la costruzione e nella fase di manutenzione;
  • pianificazione e programmazione delle attività lavorative in relazione, oltre che alla produzione, anche ai bisogni di sicurezza degli addetti;
  • qualificazione degli appaltatori e fornitori anche in relazione al sistema di gestione delle attività aziendali in una logica di massima sicurezza dei lavoratori;
  • affidamento degli incarichi professionali a tecnici “esperti in sicurezza” che possano assistere e coadiuvare i progettisti, spesso orientati su problematiche distanti dalla tutela della salute dei lavoratori;
  • scelta di metodi, materiali ed attrezzature compatibili con l’ambiente, l’ergonomia e la sicurezza;
  • progettazione delle opere prevedendo un piano di manutenzione programmata finalizzato al mantenimento nel tempo del valore dell’opera e della sicurezza dello stesso.

Le misure sopra indicate potrebbero sicuramente ridurre gli infortuni nei cantieri, nell’allegato A2 si riporta una tabella che complessivamente ricostruisce i principali infortuni avvenuti nelle scorse settimane, dall’analisi di questi emerge con chiarezza che, (attraverso un’attenta valutazione dei rischi) molti degli infortuni si potevano prevedere e prevenire attraverso l’installazione di misure di prevenzione e protezione appropriate atte a salvaguardare la vita dei lavoratori interessati.

La responsabilità sociale dei committenti privati, degli amministratori pubblici, degli enti, dei professionisti, non può non tener conto del problema dei costi, la sicurezza costa, e costa anche parecchio in termini opere provvisionali, sostituzione di macchine ed attrezzature obsolete, modifica dei processi, ecc., se non ci si accolla il relativo costo (in dispositivi di protezione collettivi) inevitabilmente si paga un prezzo sociale in morti sul lavoro, infortuni gravi, evasione fiscale e contributiva, lavoro nero, deregolamentazione del sistema e del settore fino ad arrivare alla emarginalizzazione del comparto produttivo.

Per emarginalizzazione del comparto produttivo si intende il fenomeno di disinteresse dei ceti industriali e dei professionisti qualificati ad operare nel settore, l’abbandono da parte di questi soggetti delle aree di attività vede contemporaneamente l’ingresso nel settore di un nuovo gruppo sociale più ambizioso, meno strutturato, culturalmente più povero.

Per concludere, la riduzione degli infortuni può avvenire se si mettono in campo una serie di azioni, le principali possono essere cosi individuate:

  • maggiore responsabilizzazione sociale del committente (educazione, formazione ed informazione);
  • progettazione delle opere tenendo conto dei bisogni di sicurezza e della manutenzione programmata dell’opera;
  • programmazione dei lavori in relazione ai bisogni di sicurezza degli addetti;
  • qualificazione degli appaltatori in un sistema di gestione della sicurezza dei lavoratori;
  • affidamento degli incarichi professionali (coordinatori) a tecnici “esperti in sicurezza” che pratichino la formazione continua;
  • scelta di metodi, materiali ed attrezzature compatibili con l’ambiente, l’ergonomia e la sicurezza;
  • riconoscimento nei confronti degli appaltatori dei costi effettivi della sicurezza da parte dei committenti;
  • completamento della legislazione (regolamento sui piani di sicurezza e sugli oneri di sicurezza), ancora purtroppo vacante in alcune aree di competenza;
  • intensificazione della formazione ed informazione dei lavoratori e coinvolgimento maggiore dei rappresentanti dei lavoratori e degli enti paritetici;
  • intensificazione dei sistemi di controllo tra i vari enti all’interno dei cantieri.
Tabella A1 - FENOMENI ORGANIZZATIVI DEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI
Fenomeno Effetti causati
1 Aumento del subappalto a cascata ed incremento della polverizzazione aziendale; L'aumento del subappalto aumenta la frantumazione delle aziende, la concorrenza economica è conseguentemente più accesa, i fenomeni di "dumping impreditorriale" si implementano, la presenza di imprese di piccole dimensioni in concorrenza tra loro porta ad una politica di riduzione dei costi oltre che sui fattori produttivi anche sui costi della sicurezza.
2 Riduzione dei tempi di esecuzione dei lavori, con aumento delle sovrapposizioni delle fasi di lavoro; La riduzione dei tempi di esecuzione dei lavori come volontà politica del committente, da una parte modifica il regime di concorrenza tra le imprese e non solo sui fattori economico produttivi ma anche su quelli organizzativi, dall'altra parte aumenta in modo esasperato la compresenza di attività lavorative e di lavoratori nello stesso tempo e nello stesso luogo, da qui un aumento dei rischi dati dell'interferenza delle lavorazioni (es. in condizioni di sovrapposizioni spaziali e temporali l'eventuale caduta dall'alto di materiali potrebbe investire lavoratori addetti ad altre attività).
3 Deresponsabilizzazione sociale dei committenti gli obiettivi principali sono esclusivamente produttivi (riduzione dei tempi di esecuzione, riduzione dei costi, ecc.). La scelta politica dei committenti privati e pubblici di ottenere il massimo risultato nella realizzazione dell'opera attraverso la riduzione dei tempi di esecuzione porta con se ad una inevitabile sottovalutazione dei rischi dell'opera in fase progettuale e non prevede nel progetto i bisogni di manutenzione programmata finalizzata al miglioramento nel tempo delle qualità e funzionalità in una logica di sicurezza.Il committente misura la sua capacità produttiva e/o la sua rappresentanza non nell'eseguire un'opera "socialmente compatibile" in termini di qualità, affidabilità e sicurezza, ma solo in termini di rapidità di esecuzione e riduzione dei costi.
4 Uso di mano d'opera spesso non sufficientemente formata, fatta in buona parte di lavoratori stranieri che a volte non conoscono la lingua italiana. Il settore sconta ancora una serie di scelte miopi che risalgono a molti anni indietro, la precarietà dell'occupazione legata al cantiere, la faticosità del mestiere stesso, la presenza di poca igiene nei luoghi di lavoro ha allontanato le nuove generazioni dall'edilizia, oggi i giovani non entrano in cantiere per imparare un mestiere, entrano solo pochi giovani lavoratori spesso extracomunitari in quanto soggetti deboli all'interno del mercato del lavoro.
A2 - ANALISI DEGLI INCIDENTI AVVENUTI DI RECENTE
Tipo di Infortunio grave o mortale Legge applicabile Condizioni presunte dell'accaduto Misure di sicurezza prevedibili e probabilmente non applicate
1 Caduta dall'alto da m 6 mentre si montava una struttura tubolare. DPR 164/56
DPR 547/55
Il lavoratore montava la struttura tubolare in assenza di dispositivi di protezione collettivi o individuali. Realizzazione di impalcato di protezione sotto il piano di lavoro;Posa di reti di anticaduta;Realizzazione di ponteggio esterno;Uso di cinture di sicurezza con dispositivi di ancoraggio.
2 Caduta dall'alto da m. 12 mentre si effettuano opere di lattoneria su capannone industriale. DPR 164/56
DPR 547/55
Il lavoratore operava in copertura in assenza di dispositivi o di impalcature di protezione collettive o individuali. Realizzazione di ponteggio di protezione lungo il perimetro del capannone;Posa di parapetti prefabbricati (guardiacorpo) sul cornicione;Posa di reti di anticaduta sulle pareti esterne;Utilizzo di piattaforme aeree, autogrù con cestello;Uso di cinture di sicurezza con dispositivi di ancoraggio.
3 Schiacciati da lastroni in vetro DPR 164/56
DPR 547/55
I lavoratori mentre movimentavano un bancale sono stati schiacciati dal distacco (scivolamento) dalle lastre contenute nello stesso. Informazione e formazione sulla movimentazione del bancale;
Corretta imbracatura del bancale;
Corretto posizionamento dei lastroni sui pallez all'interno dello stabilimento di produzione e provenienza.
4 Schiacciato dal ribaltamento del carrello elevatore D.Lgs. 359/99 Il carrello con il lavoratore a bordo si è ribaltato, il lavoratore è stato espulso ed è rimasto schiacciato dotto la struttura del carrello. Mancanza della cabina del carrello elevatore o della struttura antiribaltamento;
Assenza o mancato uso delle cinture di sicurezza al posto di guida;
Informazione e formazione sulle modalità operative insufficiente.
5 Eletrrocuzione per avvicinamento ai cavi dell'alta tensione di un'autogrù. DPR 164/56 Durante alcune attività di getto di opere in c.a. un'autogrù si è avvicinata ai cavi dell'alta tensione provocando un ponte e l'elettrocuzione di un lavoratore. Informazione e formazione sulle modalità operative di getto delle opere in c.a.;
Segnalazione dell'area dove era presente la linea di alta tensione;Predisposizione di misure tecniche compensative per il getto (es. getto con autobetoniera, getto con autopompa, getto manuale, ecc.).

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