Danni uditivi
L'esposizione prolungata a rumore di elevata intensità può produrre una diminuzione delle capacità uditive a causa delle lesioni distruttive subite
dalle cellule ciliate dell'organo del Corti. Inizialmente, le cellule lese sono quelle preposte alla percezione dei segnali 4000-6000 Hz. Successivamente il deficit uditivo 4000-6000 Hz si aggrava e si estende alle frequenze inferiori (2000 e poi 1000, 500 Hz) comportando difficoltà di comprensione delle comunicazioni verbali, inclusa la normale conversazione.
In Italia l'ipoacusia da rumore è la patologia professionale più frequentemente denunciata. Dai dati INAIL la malattia professionale "Ipoacusia e sordità da rumori" rappresenta circa la metà dei casi di tutte le malattie professionali denunciate nel ramo industria.
I rumori producono effetti dannosi sia al sistema uditivo che ad altri organi (effetti extrauditivi).
Gli effetti uditivi sono in diretta relazione col livello sonoro e la durata per cui, superati certi limiti, c'è rischio di danno all'apparato uditivo.
La tabella seguente (da ISO R/ 1999 e UNI 9432) indica gli effetti da esposizioni a dosi crescenti di rumore riferiti a settimana di 40 h lavorative.
| Rischio di ipoacusia dopo una esposizione di: |
| livello di rumorosità |
5 anni |
10 anni |
20 anni |
30 anni |
| 80 dBA |
0 |
0 |
0 |
0 |
| 85 dBA |
1% |
3% |
6% |
8% |
| 90 dBA |
4% |
10% |
16% |
18% |
| 95 dBA |
7% |
17% |
28% |
31% |
| 100 dBA |
12% |
29% |
42% |
44% |
Il processo uditivo causa nelle cellule sensoriali un consumo di energia che deve essere compensata. La facoltà di recupero è però limitata e quando l'orecchio è sottoposto a rumore intenso, esso si ristabilisce solo dopo un periodo più o meno lungo, in alcuni casi dopo più ore. Entro tale periodo l'acutezza uditiva rimane ridotta e il deficit è reversibile.
Se i danni acustici si ripetono, ne risulta invece un deficit acustico permanente che può subentrare con rumore intenso o a persone ipersensibili, già dopo pochi mesi. Quando il rumore è particolarmente violento, può bastare un unico avvenimento per provocare danno irreversibile (detonazione, ecc.).
In generale la perdita uditiva viene avvertita solo quando ha raggiunto una determinata gravità; avviene in modo molto lento e graduale tanto che solo quando viene compromessa la capacità di comprendere il "normale parlato" il soggetto se ne rende conto (a volte però l'ipoacusia è accompagnata da ronzii, fischi, mal di testa, ecc.).
Effetti extrauditivi
In generale la perdita uditiva viene avvertita solo quando ha raggiunto una determinata gravità; avviene in modo molto lento e graduale tanto che solo quando viene compromessa la capacità di comprendere il "normale parlato" il soggetto se ne rende conto (a volte però l'ipoacusia è accompagnata da ronzii, fischi, mal di testa, ecc.).
Oltre i 70 dBA il rumore agisce sui sistemi neuroregolatori modificandone le funzioni e provocando svariati disturbi.
- Gli effetti dannosi si manifestano:
- sul sistema cardiocircolatorio (ipertensione arteriosa);
- sul sistema digerente (acidità di stomaco);
- sul sistema nervoso centrale (fatica nervosa);
- sull'apparato respiratorio (alterazioni della frequenza;
inoltre diminuiscono i livelli di vigilanza mentale e interferiscono con i segnali acustici di pericolo presenti in fabbrica.
Studi recenti concordano sul fatto che il rumore regolare e continuo non influisce sull'efficienza lavorativa; al contrario dei forti rumori o suoni improvvisi.
Nel caso di attività di controllo, il livello di attenzione diminuisce in ambiente molto rumoroso.
Il rumore provoca inoltre un allentamento delle capacità decisionali fino a veri "blocchi", particolarmente pericolosi quando occorra fronteggiare situazioni di emergenza.
Negli ambienti rumorosi occorre valutare i problemi di comunicazione e rendere efficiente il passaggio di informazioni.
